“Il cristianesimo è l’antidoto a nazionalismi e russofobia in Europa”
La versione di Konstantin Malofeev, oligarca russo dedito ad attività filantropiche in favore dei movimenti sovranisti e cristiani nel mondo.
La versione di Konstantin Malofeev, oligarca russo dedito ad attività filantropiche in favore dei movimenti sovranisti e cristiani nel mondo.
a cura di Luca Steinmann
Nato nel 1974 nei pressi di Mosca (Pushchino), dagli anni Duemila Konstantin Malofeev investe in iniziative a favore di movimenti, partiti e individui che promuovano i valori cristiani rispecchiando la vocazione imperiale russa.
Lo strumento di cui si avvale è il Tsargrad Group of Companies, un consorzio di cui è amministratore delegato che raggruppa una serie di compagnie che rispecchiano i suoi valori. Tra di esse ci sono la già citata Fondazione Caritatevole San Basilio il Grande, la Società per lo Sviluppo dell’Educazione Storica Russa “Aquila a due teste”, il canale televisivo Tsargrad Tv, l’Istituto di Formazione San Basilio il Grande, l’Associazione Safe Internet League.
Per queste sue attività, in corrispondenza della crisi ucraina, l’intelligence Usa lo ha inserito nel 2014 nella black list di persone sanzionate, considerando la sua filantropia una minaccia alla stabilità dell’Occidente.
LIMES I giornali italiani la descrivono come una sorta di Soros sovranista. Si identifica in questa descrizione?
MALOFEEV Non voglio essere associato a questo anziano misantropo, che non voglio neanche nominare. Data la sua età appartiene ormai al passato, mentre io ci sarò per ancora molto tempo. Sono cresciuto nell’Unione Sovietica sviluppando fin dall’età di 16 anni idee monarchiche e identificandomi nell’idea imperiale russa. Da allora porto con me questi valori, anche quando lavoravo come investitore bancario negli anni Novanta e Duemila. Oggi sono un sostenitore di chiunque difenda i valori cristiani, che corrispondono all’idea imperiale russa. Presiedo una delle associazioni ortodosse più grandi del mondo, la Fondazione di San Basilio il Grande. E ho amici in Russia, Europa, Stati Uniti, America Latina e Medio Oriente che lottano perché non vengano dimenticati i principi del nuovo testamento; cosa che comporterebbe l’ingresso in un mondo post-cristiano e post-moderno. Quello che faccio viene demonizzato dalla stampa europea, la quale fa leva su un sentimento russofobo che ha trovato espressione politica soprattutto da quando gli Stati Uniti hanno introdotto le sanzioni contro la Russia. Che in realtà sono contro l’Europa, la cui economia risente del blocco commerciale anti-Mosca.
LIMES In che modo promuove le sue attività filantropiche a tutela dei valori cristiani nel globo?
MALOFEEV Le mie attività vogliono influenzare persone o movimenti di altri paesi solo dal punto di vista ideologico e non tramite finanziamenti, non a caso non è mai stato provata alcuna mia sovvenzione a favore di forze politiche europee. Questa mia influenza avviene attraverso i media da me controllati e le mie fondazioni, oltre che parlando con gli amici sparsi per il mondo. Molti di loro si riuniscono nel Congresso mondiale della
famiglia. Quest’ultima è minacciata oggi dall’ideologia liberale che negli ultimi tempi ha messo sotto attacco le principali istituzioni tradizionali: inizialmente ha accusato la chiesa proprio perché difendeva l’istituzione familiare. Poi ha preso di mira la sessualità inventandosi la parola “gender” per confondere le identità. Oggi attaccano la famiglia, ultima
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trincea della civiltà cristiana e ultimo baluardo contro un mondo fondato sul consumo. All’interno della famiglia l’unica moneta di scambio è l’amore gratuito tra familiari, per il quale non esiste una motivazione razionale. In seno alla famiglia apprendiamo il senso del dono e della gratuità, che trasmettiamo poi ai nostri figli – meccanismo che noi cristiani chiamiamo misericordia. Mettendo sotto attacco la famiglia miniamo la trasmissione della spontaneità del dono alle generazioni future. I liberali vogliono distruggere questa tradizione cristiana, perché non vogliono generare figli ma meri consumatori di una società atomizzata composta da individui capaci solo a consumare ogni prodotto.
LIMES Ha elogiato Matteo Salvini. In che modo la Lega starebbe difendendo il cristianesimo in Europa?
MALOFEEV Attraverso le sue politiche di contenimento dell’immigrazione. Esse generano un confronto tra migranti e popolazione autoctona che a sua volta fa riemergere in quest’ultima domande profonde, le quali negli ultimi 30 anni erano state totalmente offuscate. Di fronte all’immigrazione gli europei si chiedono: qual è la nostra identità? Cosa ci definisce europei? Quali sono le caratteristiche che accomunano tutti i popoli europei e che ci diversificano dagli altri? La risposta è una. L’elemento comune sono le nostre radici cristiane, che diventano quindi un metro di identità. Questa è la risposta che i burocrati di Bruxelles non vogliono dare ai propri popoli, sostenendo invece che essere europei significhi essere tutti uguali e solidali, che è peraltro la stessa retorica che ci veniva propinata nell’Unione Sovietica per farci dimenticare le nostre varie identità etniche e religiose a favore dell’adesione all’ideologia comunista. Oggi come allora questa retorica è arrivata al capolinea. Se chiunque può essere europeo, allora nessuno lo è veramente; e ciò sta avendo forti ripercussioni politiche, basti vedere la crescita dei sovranismi e l’incapacità dei burocrati di definire dove inizi e finisca l’Europa. Se gli europei percepiscono che uguaglianza e solidarietà significano pagare il mantenimento degli immigrati allora non solo non si sentiranno europei, ma si rifugeranno nei nazionalismi di stampo ottocentesco. Per evitare che la crescita dei nazionalismi cui già assistiamo si traduca in aggressività reciproca, occorre individuare il minimo comune denominatore tra i popoli d’Europa, ossia le nostre radici cristiane, le uniche che possono salvarci.
LIMES Ritiene dunque che riconoscendo le radici cristiane dell’Europa si possa evitare che i sovranismi di oggi si combattano come hanno fatto i nazionalismi del Novecento?
MALOFEEV Sì, credo la storia ci insegni come un’Europa unita che superi i nazionalismi sia possibile solo quando alla sua base c’è un credo comune. Fu così ai tempi di Carlo Magno e degli Asburgo. Oggi c’è chi sostiene che eliminando ogni retaggio religioso si eliminino anche molte possibilità di guerra. È un’illusione. Togliendo il comune credo rimane un vuoto che richiede l’invenzione di nuove forme di identità, che a loro volta creano nuovi tipi di conflitti su base nazionale o individuale. Guardiamo all’Europa occidentale, dove l’alternativa ai nazionalismi è una società individualista e conflittuale che ricorda quella del Leviatano.
LIMES Che opportunità si aprirebbero per la Russia qualora i sovranisti europei riuscissero a formare un forte gruppo nel Parlamento Europeo in occasione delle prossime elezioni?
MALOFEEV La formazione di un tale gruppo sovranista risponderebbe a molti interessi russi. Innanzitutto, potrebbe contribuire a superare la russofobia di molti paesi europei. La Russia è parte dell’Europa culturalmente, antropologicamente e storicamente. Ma ciò viene negato da chi promuove una visione del mondo centrata sul liberalismo e da chi è ancora permeato da sentimenti russofobi retaggio del passato, come molti Stati dell’Europa orientale. Se i rappresentanti di questi ultimi entrassero però nel gruppo sovranista, con il quale condividono la lotta all’immigrazione e la difesa delle radici cristiane, troverebbero una convergenza con gli interessi di Mosca. Il blocco sovranista potrebbe dunque fungere da ponte tra noi e i nostri vicini orientali, dove peraltro la russofobia è già in forte calo – a eccezione della Polonia, nella quale alcuni gruppi di interesse britannici e americani incentivano il ricordo dei conflitti del passato per tenerci sotto attacco. Sono però convinto che i popoli supereranno questi retaggi prima dei governi, spesso molto più russofobi dei propri cittadini.
LIMES I sovranisti dispongono anche di ideologhi. La stampa italiana parla soprattutto dello statunitense Steve Bannon e del suo connazionale Alexandr Dugin. Quali sono i suoi rapporti con quest’ultimo?
MALOFEEV Conosco il professor Dugin da diversi anni ed è un piacere e un onore potere parlare regolarmente con un grande filosofo come lui, pur avendo un approccio alla vita diverso. Io ho ancora la mentalità da banchiere; fattore che mi rende una persona pratica e pragmatica. Dugin è invece un filosofo che applica alla politica le sue visioni geopolitiche sulla Russia e sul mondo. Ritengo che la sua concezione multipolare del mondo e la Quarta Teoria Politica stiano avendo un grande impatto sulla filosofa mondiale.
LIMES Steve Bannon ritiene invece che gli Stati Uniti debbano superare la propria russofobia perché la chiesa ortodossa russa starebbe preservando le radici giudaico- cristiane dell’Occidente in cui si identifica. Condivide questa visione?
MALOFEEV Comprendo il punto di vista di Bannon ma non mi riconosco minimamente in questa terminologia tipicamente nordamericana. Essa ha origine nel protestantesimo di Zwingli e Calvino ed è espressione di una mentalità molto vicina alla sensibilità ebraica e alla interpretazione ebraiche del nuovo testamento, importate negli Stati Uniti dai suoi padri fondatori. Lì i protestanti, i puritani inglesi e gli ebrei hanno dovuto trovare una forma di convivenza legittima ma totalmente estranea all’impostazione ortodossa.
LIMES Può citare tre personaggi della storia ai quali si ispira?
MALOFEEV Il primo è Ottaviano Augusto, che istituì un impero basato sulla moralità dei suoi tempi circondandosi si una classe dirigente fatta di mecenati e individui con una chiara idea del nuovo mondo che volevano creare. Il secondo è Costantino il Grande, che seppe riformare l’impero dandogli un’impronta cristiana ed ebbe il coraggio di fondare la seconda Roma in cui preservare i valori minati dalla corruzione del senato. Il terzo è Carlo Magno, che fondò un impero unificando i cristiani europei. L’idea di unità dei cristiani d’Europa che promosse ad Aquisgrana è ancora oggi un grande esempio.
LIMES Si tratta di personaggi legati all’ideale imperiale. In che modo si identifica nell’idea monarchica russa?
MALOFEEV L’idea monarchica non corrisponde al desiderio del ritorno di un sovrano; riguarda invece lo spirito ideale che deve animare chi governa la Russia. La storia russa recente ci ha insegnato che un sistema democratico è facilmente influenzabile dal potere del denaro e che pertanto la partecipazione alla vita pubblica di una democrazia è vincolata ai fondi di cui si dispone, necessari per le campagne elettorali e per la diffusione delle proprie idee. Spesso le democrazie sono oligarchie che non garantiscono la lotta alla corruzione, la tutela dei più deboli e la promozione dell’interesse nazionale. In un sistema monarchico, invece, il re è forzato a far prevalere l’interesse del popolo rispetto al suo o a quello dei ricchi, perché altrimenti a pagare per lui sarà suo figlio. Da questo punto di vista Vladimir Putin incarna perfettamente l’idea monarchica, poiché ha ridato alla Russia una prospettiva. Ha preso in mano un paese dopo i dieci anni più difficili della sua storia e lo ha rilanciato esercitando due forme di potere: quello legale che deriva dalla sua carica presidenziale e quello della sua autorità che si è guadagnato grazie alle sue politiche per gli interessi russi e non per quelli degli oligarchi. Se venisse meno la sua figura la Russia tornerebbe agli anni Novanta. Non so quanto Putin sia consapevole di incarnare lo spirito monarchico, lui stesso non ha mai detto di esserlo. Nel 2001, però, ha pubblicato un libro intitolato “Confessioni della prima fede” in cui loda il modo in cui Francisco Franco restaurò la monarchia spagnola.
LIMES Gli ultimi 30 anni ci hanno insegnato che i valori tradizionali si preservano più facilmente sotto sistemi comunisti che liberali. Come spiegare la sopravvivenza delle tradizioni russe nell’Unione Sovietica?
MALOFEEV Subito dopo la rivoluzione bolscevica il governo sovietico promosse una serie di riforme volte a liberalizzare i costumi della società. Nel 1922 venne legalizzato l’aborto per la prima volta nella storia, vennero promossi il femminismo e un’ampia liberalizzazione sessuale, l’omosessualità si diffuse nei circoli intellettuali delle grandi città. Si trattò di un esperimento sociale di liberalizzazione durato circa un decennio, che generò un profondo disordine sociale e che Stalin dovette contrastare reintroducendo un nuovo ordine fondato sul patriottismo russo. Molti russi ricordano ancora le storie di quegli anni che ci insegnano come comunismo e liberalismo condividano la stessa radice fondata sul materialismo economico, priva della spiritualità e dei valori tradizionali che garantiscono la coesione sociale. In molti paragonano quel periodo al decennio di liberalizzazioni che seguì il crollo dell’Urss, quando la propaganda liberale rimpiazzò quella comunista utilizzandone gli stessi mezzi e meccanismi. Chi ancora ricorda cosa fu il comunismo è vaccinato contro l’estasi da liberalismo, mentre chi cresce nei paesi liberali non ha strumenti né memoria per poter fare questo paragone. Esiste dunque un parallelismo tra gli esperimenti sociali condotti in Russia negli anni Venti e quelli degli anni Novanta nei confronti dei quali Stalin e Putin sono rispettivamente dovuti intervenire, ristabilendo un patriottismo che riportasse coesione sociale. Il parallelismo non è tra leader politici ma fra momenti storici.
LIMES Racconti analoghi si sentono anche in altri paesi ex comunisti, come nella ex DDR. In Russia è però particolarmente marcato l’aspetto religioso. In che modo il cristianesimo ortodosso è sopravvissuto così profondamente sotto il comunismo?
MALOFEEV Non dobbiamo dimenticare che nell’Unione Sovietica vennero riaperte le chiese durante la Seconda guerra mondiale per ordine di Stalin, il quale aveva capito che per mobilitare il popolo contro l’invasore tedesco era necessario rinvigorire il patriottismo russo. Mentre i nazisti avanzavano riaprivano le chiese nei territori occupati, inducendo alcuni russi a pensare che l’avanzata tedesca corrispondesse a un ritorno della spiritualità del proprio popolo. Stalin reagì allora dando ordine di riaprire le chiese e di reintrodurre la simbologia del periodo zarista. Fece cambiare le uniformi degli ufficiali esattamente come erano state quelle nella Grande guerra, la televisione iniziò a diffondere film e cartoni animati patriottici, le librerie si riempirono di libri di fiabe tradizionali russe. In qualche modo la guerra pose
fine a parte dell’esperimento comunista e generò un ritorno alle radici russe – fu la ricetta per la vittoria. Non dimentichiamo che le nuove leve dell’esercito russo, coloro nati sotto il comunismo, vennero quasi totalmente sterminate durante l’invasione tedesca. A vincere la guerra e conquistare Berlino furono soldati mediamente 38enni, la maggior parte dei quali portava una croce al collo. Era una generazione cresciuta nell’impero e battezzata in chiesa. Non a caso Stalin dedicò la vittoria al popolo russo e non ai sovietici o ai comunisti.
LIMES Il crollo dell’Urss ha generato una forte affluenza degli ebrei russi verso Israele. Qual è la sua opinione su Israele e sugli ebrei?
MALOFEEV Penso che la Russia comprenda Israele meglio di molti altri paesi e viceversa, proprio grazie a questa migrazione. Un terzo della popolazione israeliana è di lingua russa e conserva forti legami affettivi e culturali con il mio paese. Questa comprensione reciproca non impedisce alcuni contrasti politici. La Russia è contraria alle forze politiche aggressive verso i vicini. A Israele poniamo due condizioni: la protezione dei palestinesi e il riconoscimento dei confini stabiliti dalle Nazioni Unite. Per questo riteniamo che l’annessione del Golan sia un atto di aggressione, non solo perché lede gli interessi del nostro alleato siriano Assad ma perché viola ogni principio alla base delle regole internazionali.
LIMES Quanto alla presenza russa in Medio Oriente, soprattutto in Siria: le forze di Mosca sono lì anche per difendere le comunità cristiane?
MALOFEEV Certamente, non a caso tutti i patriarcati della regione ci sono grati per la nostra guerra al terrorismo. La presenza russa in Siria è finalizzata anche a difendere gli antichi villaggi cristiani, come quello di Maaloula e di Saydnaya, nei quali stiamo sviluppando progetti per aiutare la popolazione a restare nella propria terra. Tutti i cristiani del mondo hanno una responsabilità per i fratelli che combattono a nome nostro contro il terrorismo.